Kokorin – l’uomo risoluto che costruì lo stadio. Tratto da una storia vera.

A.D. 3.154

“Nonno, ma è vero che dove ora ci sono le scale elicoidali una volta c’era uno stadio?”

“Certo, è proprio così”.

“Mi racconti questa storia per addormentarmi?”

“Certamente. Questa sera viaggiamo nel tempo e finiamo nel 2021, oltre mille anni fa. Il mondo era molto diverso da come è oggi e per questo devi chiudere gli occhi e fare un grande sforzo di fantasia per riuscire a immaginarlo. Il 2020 era stato il primo anno di quarantena e le persone non erano abituate a a quel regime di costrizione e sfiducia verso il prossimo; quindi devi immaginarti un momento di confusione nel quale le persone affrontavano un grande cambiamento. Il calcio ad esempio era all’alba di una rivoluzione epocale. Pensa che fino a quel momento il calcio si giocava negli “stadi” che erano grandi strutture con molti gradoni che ospitavano fino a 60mila persone tutte appiccicate che si ritrovavano per assistere alle partite che venivano giocate su un prato vero. Con l’arrivo del virus e l’inizio della quarantena fu proibito entrare allo stadio e le partite si giocarono tutte senza spettatori. Proprio in quel momento a Firenze arrivò un nuovo presidente a rilevare la Fiorentina: Rocco Commisso. Un americano di origini italiane con la faccia da nonno buono e molti soldi da investire per la sua nuova squadra. In piazza Pessina, dove oggi sorgono le Scale Elicoidali, una volta c’era uno di questi stadi e si chiamava Artemio Franchi. Era uno stadio molto vecchio, costruito 90 anni prima. Le cronache dell’epoca raccontano che fosse “molto scomodo, inadeguato a vedere le partite e decisamente umido quando piove”. Ma quella era la casa della Fiorentina e le partite si giocavano lì. Rocco Commisso però, voleva investire una parte dei suoi soldi per costruire uno stadio nuovo, più bello, più adatto e meno umido per far felici i tifosi. Quelli poveri, perché i ricchi avevano la tettoia. Alcune difficoltà burocratiche e un amministrazione comunale indisponente resero molto complicato riuscire a costruirlo.

Arriviamo dunque al 2021, in un gennaio molto freddo, con la Fiorentina in lotta per la salvezza e il mercato di riparazione prossimo alla chiusura. Commisso inviò un ultimatum (che soltanto poi si scoprirà essere un penultimatum) al sindaco di Firenze che possiamo riassumere così: “Io ho i soldi e voglio investirli nello stadio. O me lo fate costruire oppure mi fate ammodernare il Franchi”. Di fronte a cotanta risolutezza, il sindaco messo spalle al muro, rispose in un modo che potremmo riassumere così: “Sono felice di questa notizia e come amministrazione siamo pronti ad aiutarla a investire il suo denaro in quella che pensiamo essere un’opportunità da cogliere. Per quanto riguarda il nuovo si tratta solo di individuare il terreno adatto mentre per ristrutturare il Franchi basta rispettare i vincoli imposti dalla sovrintendenza che sono comodamente riassunti nel motto “Tutto ciò che non è vietato si può fare”.

Di fronte all’ennesima risposta in politichese, Commisso scelse la strada numero 3; il piano C. Un buon uomo di affari sa che deve sempre avere un piano B. Un ottimo uomo di affari si prepara anche il C. Rientrato nel suo albergo convocò Daniele Pradé e gli disse: “Prendi questa valigetta e vai oltre i balcani a risolvere questa spinosa situazione”. Era il 25 di gennaio quando a Firenze arrivò Aleksandr Kokorin: il piano C. Egli era un uomo risoluto, di poche parole ma tutte incomprensibili. Alto, ateltico, biondo, freddo e spietato come deve essere uno che fa il suo mestiere. Pradé lo prelevò direttamente da Mosca dove si occupava della sicurezza personale di Putin e si trovava sotto copertura; inserito come calciatore in una compagine bolscevica. Per quella missione imparò a giocare a calcio in 4 mesi e per poter agire lontano dai riflettori si ruppe un ginocchio e si fece rinchiudere in carcere per conoscere i piani sovversivi di un gruppo di militanti di estrema destra. Arrivò dunque a Firenze con questa copertura, facendosi fotografare sorridente in famiglia, in compagnia di 2 comparse. La sera stessa  cenò con il presidente e ricevette formalmente l’incarico. Le uniche parole rilasciate alla stampa furono “Prenderò presto il 91”. Il 26, come promesso, prese il 91 e si recò a Campi Bisenzio dove da solo individuò un area facilmente sgombrabile con pochi quintali di dinamite. Il 28 mattina all’alba  fece visita a tutto il consiglio comunale e con “due strilli dati a verso” e una Beretta bene in vista, convinse tutti a rimandare a data da destinarsi alcuni impegni burocratici improrogabili. Nel pomeriggio del 28 organizzò un’aula formativa di 4 ore sul tema: “Dalla politica alla carpenteria”. Il 29 organizzò 2 moduli di 4 ore; il primo dal titolo “Diventare carpentiere in 10 piccoli passi” e il secondo, più motivazionale: “L’importanza di arrivare vivi alla terza età”. Tra i due moduli organizzò anche un buffet al quale invitò Eugenio Giani, così per consuetudine. Il 30 ci fu un esame e su 30 partecipanti, ben 28 passarono con il pieno dei voti tra l’entusiasmo generale. Il 1 di febbraio, dopo le esequie per i 2 non promossi, il gruppo venne tradotto a Campi Bisenzio dove iniziò i lavori di realizzazione del nuovo stadio. Aleksandr Kokorin non giocò neanche una partita ufficiale con la maglia della Fiorentina ma bastarono 4 urli dati a verso e la Beretta sempre in vista per far vincere alla squadra molte partite del girone di ritorno facendole concludere il campionato al quarto posto. L’ultima partita in casa la Fiorentina la giocò contro il Napoli, che all’andata aveva vinto 6-0, e fu disputata nel nuovo stadio da 40.000 mila posti (tutti ovviamente vuoti per via della quarantena) ultimato nel tempo record di 4 mesi, pratiche burocratiche comprese. Per questione di cronaca la partita finì 7-0 con i giocatori viola che correvano come pazzi e quelli del Napoli apparsi intimoriti da alcune minacce ricevute da ignoti pochi istanti prima del match. Giusto per completezza di informazione, il vecchio stadio continuò nel lento logorare del tempo a sopravvivere all’abbandono fino a che, in un giorno di inverno di molto anni dopo, crollò sotto il peso della neve. A sua imperitura memoria, la sovrintendenza decise di erigere 4 scale elicoidali con i materiali di recupero”.






NOTA: RuttoSport è un periodico satirico, pertanto le notizie riportate sono frutto della fantasia degli autori e vanno considerate esclusivamente una lettura ricreativa. RuttoSport non è una testata giornalistica e non aspira a diventarlo. Forza Viola e sempre Juve merda!
La Redazione

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