Kalinic, il talento scoperto dagli Avari

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A.D. 3.234

– Nonno, mi racconti una storia per addormentarmi?

-Certo, oggi ti racconto la leggenda di Kalinic.

Oltre 1.000 anni fa, nella penisola degli Agnelli, sorgeva una nazione chiamata Italia.

-“Come la Presidente del consiglio dei Saggi?”

-“Esatto, proprio come Miss Italia. In quella nazione vi erano diverse città che si sfidavano in un campionato di calcio, un misto tra Rugby e Wrestling nel quale si inscenavano delle sfide su un prato con un pallone al fine di far divertire e vincere la squadra con più sostenitori. Per intenderci, l’antenato della FCA League, nel quale però, anche se raramente, non vinceva sempre la Juve.

Una di queste città era Firenze che sorgeva più o meno al centro, dove oggi sorge il Polo Museale della Bellezza Indiscussa. In quella squadra arrivò un giorno Nikola Kalinic.

Nikola Kalinic era un attaccante di 28 anni,

<forte fisicamente capace di fare reparto da solo, nella fase di non possesso aiuta la squadra nei ripiegamenti difensivi. Bravo nelle palle aeree e freddo sotto porta. I suoi centimetri lo rendono abile nel gioco aereo>, così lo descrive Viky Pedia, storica dell’epoca.

Proveniva dalla Croazia che, ci dice sempre Viky <Nel tardo impero romano fu invasa prima dagli Ostrogoti e poi dagli Avari>.

Furono proprio gli Avari che notarono il talento del piccolo Kalinic vedendo in lui plus valenza che altro e lo opzionarono tramandandone le gesta fino ai discendenti abitanti della valle dell’Arno che ne acquisirono il cartellino.

Il suo arrivo a Firenze fu accolto con scetticismo dal pubblico e dopo un inizio folgorante ebbe un calo che lo portò a fine febbraio con appena 12 reti in 32 presenze tra campionato e coppe.

Ma fu proprio a fine di questo periodo di alti e bassi che la società, preoccupata che l’investimento non fosse così proficuo come prospettato, prese in mano le redini della situazione e, chiuso Kalinic in uno stanzino, ricordò lui la sua vita prima del loro avvento salvatore nel tentativo di tirargli fuori l’orgoglio ma anche la paura: “Ti abbiamo preso che eri a giocare a soldatini con la Slovenia!”

Non sappiamo esattamente i toni e i contenuti di quell’incontro ma la leggenda vuole che la domenica successiva contro il Verona, Nikola Kalinic abbia segnato 12 reti (4 di tacco, 6 di testa 1 di destro e 1 di mano non vista dall’arbitro) e gliene abbiano annullate 6 tutte per fuorigioco inesistente.

<Il viola si nota molto bene a contrasto con le maglie bianche dei difensori. Mentre il rosso si nota meno e le righe tendono a confondere> così si legge nelle “Memorie di un disadattato” di Aurelio Assoggettato in Malafede, arbitro dell’epoca.

Di li a fine campionato, nelle restanti 10 partite, la leggenda narra di oltre 150 reti messe a segno dal giocatore croato, di cui 98 annullate. Questo bottino aiutò la Fiorentina a consolidare la propria dimensione chiudendo il campionato al 4° posto, scongiurando il pericolo 3° posto all’ultima giornata quando, soltanto grazie ad una polemica creata ad arte dalla società e ad un accordo in extremis con la Federazione, la Fiorentina perse l’ultima partita contro la Lazio.

Di Nikola Kalinic si ricorda oggi soltanto il suo passato turbolento, il contatto con gli Avari, la venuta a Firenze e la dipartita dopo solo 10 mesi, la plusvalenza e molte leggende.”

La Redazione



NOTA: RuttoSport è un periodico satirico, pertanto le notizie riportate sono frutto della fantasia degli autori e vanno considerate esclusivamente una lettura ricreativa. RuttoSport non è una testata giornalistica e non aspira a diventarlo. Forza Viola e sempre Juve merda!
La Redazione

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